Oggi ho finalmente trovato il tempo di dare un’occhiata ad un testo pubblicato da Iano sull’allevamento di pesci associato alla produzione di verdure (trovate una decrizione breve sul sito di Nicola).
Lo dico subito: non capisco un fico di coltura idroponica e, leggendo quel testo non ho pensato molto alle verdure quanto ai pesci che sono stati una mia feroce passione passata, una di quelle passioni che però, al contrario dell’orto, ti permette di farti un paio di settimane di vacanze (sapendo dove, con chi e con che soldi andarci
)
Il testo spiega come costruire una specie di sistema autosostentante che utilizza gli escrementi dei pesci per nutrire le piante e le piante come filtro per l’acqua dei pesci; la mia lettura del testo inglese è stata veloce e sommaria (le immagini sono chiare ma il mio inglese limitato).
E allora perchè ne parlo?
Perchè mi sono soffermata abbastanza sulla parte “avviamento” ed ho delle cose da dire anzi, da ridire (per la precisione).
Non sto nemmeno a riassumere in breve cosa dice l’autore del manuale sull’avviamento della vasca (e su cosa metterci dentro) ma brontolo immediatamente sui tempi di introduzione dei pesci!!!
Lo so, la maggior parte del mondo considera i pesci incapaci di reazioni, quasi “non esseri” e soprattutto insensibili alle malattie o alle condizioni di vita (si dice sano come un pesce, no? e invece i pesci han milioni di malattie e anche bruttarelle, fidatevi) ma così non è.
Non ho il tempo per spiegarvi come funziona un acquario e soprattutto il suo avviamento, ma in fretta e furia posso dirvi che ogni acquario che si rispetti vede il momento dell’introduzione dei primi pesci dopo circa un mese in cui il filtro (nel sistema idroponico di cui stiamo parlando sarebbero le due vasche per le colture vegetali) viene popolato da tutti i tipi di batteri necessari al suo buon funzionamento. Questi batteri sono tutti necessari ad una buona “pulizia” dell’acqua, ogni tipo o genere, si occupa di trasformare uno scarto in qualcosaltr che sarà a sua volta trasformato da altri batteri.
Il problema è che in un acquario (e quindi in un sistema come quello citato) queste colonie di batteri si sviluppano in tempi successivi sviluppando dei “picchi” dannosissimi per i pesci.
Per cui, se avete in mente di provare l’esperienza pesci/coltura idroponica (e non è detto che io non la provi appena la temperatura esterna mi permetterà di sfruttare un acquario oggi adibito a miniserra) fatemi questo piacere: considerate l’idea di far funzionare il sistema ALMENO UN MESE prima di introdurvi qualunque pinnuto.
Poi, se a qualcuno interessa, potremo parlare di come i batteri trasformino l’urea dei pesci in nitriti e come altri trasformino i nitriti in nitrati e di come le piante utilizzino nitrati, anidride carbonica ed altro per svilupparsi, ma intanto vorrei che il messaggio fosse forte e chiaro: i pesci sono esseri viventi di cui ci facciamo carico quando decidiamo di allevarli e che, per questo, dobbiamo mettere nelle migliori condizioni di sopravvivenza per loro.
Non ci sono vie di mezzo.
giovedì 26 marzo 2009 at 0:39
ne abbiamo parlato anche sul forum crisis, anche a me è venuto il trip di provarci, appena ho un pò di tempo libero mi ci butto
lunedì 27 aprile 2009 at 17:36
link interessanti sull’argomento:
http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/2008/04/22/acquaponica-australiana/
http://www.giardinaggioindoor.it/wordpress/2008/04/22/acquaponica-sistema-di-piante-e-pesci/
Ciao!
lunedì 27 aprile 2009 at 21:28
trovo la notazione assolutamente corretta… spiace non averci pensato quando scrissi il post…. grazie della “bacchettata”
lunedì 27 aprile 2009 at 21:56
Non era una bacchettata…
Quasi nessuno conosce le più elementari regole per tenere i pesci, vanno dal pescivendolo (si offendono quando li chiami così ma è un pò scherzoso e un pò serio) quello dice loro di mettere tremila sostanze nell’acquario e farlo girare una settimana, poi li fa tornare e gli vende pesci che non dovrebbero stare insieme per esigenze diverse in fatto d’acqua.
in una settimana il filtro è giusto giusto al picco (ora non ricordo se dei nitriti o dei nitrati) i pesci campano qualche giorno e cominciano ammalarsi, il compratore torna al negozio e ne esce con filtri ai carboni attivi, calze piene di sostanze che assorbono i nitrati e magari qualche medicina (che di solito costa 3-4 volte il pesciolino che hai comprato all’inizio).
Il pesce muore, di solito muore il più debole per primo, allora il compratore torna e compra altri pesci…
etc etc etc
poi passa lalica vicino alle pattumiere e recupera acquari dismessi e li usa come serra (il che non sarebbe male asd)
Il fatto è che la gente è convinta che i pesci non abbiano malattie (mentre ne hanno di veramente orribili) e che non sentano niente.
Nel caso migliore la gente comune pensa che sia normale tenere un pesce rosso in 7 litri d’acqua “che tanto se li tieni nelle vasche piccole non crescono” (c’è scritto pure nei link qui sopra a proposito delle carpe Koi).
Non si domandano come mai, lo considerano normale e tengono delle bestie sull’orlo della sopravvivenza per anni (e a volte decenni).
ahahah ok ho ripreso il via con i brontolamenti…
ma il discorso è lungo e doloroso (pensa ai pirla che ai tempi del cartone nemo compravano pesci pagliaccio con anemone simbionte, spendevano centinaia d’euro e all’epoca a) i pagliaccio erano tutti “pescati” b) un anemone in natura vive centinaia d’anni in un acquario BEN TENUTO, da esperti, di quelli che misurano ogni componente, ogni sale ogni minerale al miglionesimo, qualche anno.
regolarmente tutti e due morivano ma… che ci vuoi fare… il bambino lo ha visto in tv e lo voleva…
cià vado a dare la cena ai miei ultimi pesciotti e scusate lo sfogo…
ma cozzo sempre con lo stesso discorso di fondo: la gente ha le tarme nel cervello