settembre 2008


Finalmente ieri ho tolto le patate piantate sotto ai cartoni, l’esperimento è semifallito nel senso che non ho raccolto tutto quello che avrei raccolto con il metodo tradizionale (direi 4-5 volte quanto ho seminato a fronte dei 10 kg che si raccolgono con un rincalzo), ma, ad onor del vero ho fatto un sacco di pasticci e quindi direi che l’anno prossimo è da riprovare (forse)
il metodo originale prevede che si stendano sull’erba di un prato che si intende far diventare campo dei cartoni, si copre il tutto di paglia, poi si fanno dei fori nel cartone a distanza di 40 cm in ogni direzione ed in ogni buco si mette una patata da semina che crescerà attraverso la paglia mentre i cartoni bloccano l’erba. la raccolta dovrebbe essere ancor più semplice, sollevi il cartone se ancora è intero e raccogli le patate da terra.

Dove ho sbagliato?
beh avevo usato al posto della paglia delle foglie di quercia gentilmente fornite da Raoul ma conservate in un cassone di plastica.
Le foglie erano belle bagnate e si sono compattate parecchio, credevo fosse questo il guaio, ma poi ho scoperto che le foglie di quercia hanno una certa allopatia e….
vabbè, adesso che ho liberato lo spazio cercherò di procurarmi la paglia seminando orzo (non ho trovato semi di segale in zona), naturalmente non subito, devo finire di studiare il metodo bonfils e soprattutto devo abituarmi all’idea di seminare rado rado rado

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E voila’, alla fine ieri ho fatto l’esperimento: dado vegetale sotto sale.
Perche’ fare le conserve in casa direte voi?
Rispondo: per ottimi motivi, elencati in ordine sparso:

    – si risparmia (soprattutto se gli ingradienti o buona parte di essi provengono dall’orto o dal balcone)

    – sai quali sono gli ingredienti (e coi chiari di luna che ci sono nel campo degli alimenti industriali non mi pare affatto poco)

    – dai una mano a ridurre il traffico sulle strade ed il relativo inquinamento

    – ti diverti facendo qualcosa di “diverso”

    – riduci i rifiuti

    – riduci il pil non acquistando

Veniamo alla ricetta liberamente tratta da quella che trovate qui.
Ingredienti che ho utilizzato:
3 carote (215 gr.), 2 porri (140 gr.), 1 cipolla piccola (75 gr.), 1 zucchino piccolo (70 gr. l’orto non ne ha prodotte altre), un mazzetto di sedano (120 gr.) un mazzetto di prezzemolo (30 gr.), 1 spicchio d’aglio, 10 foglie di salvia, 4 di alloro, 4 chiodi di garofano, sale.

Ho tritato tutto finemente con la mezza luna (anche detta ciapulot), poi ho pesato il tutto ed aggiunto sale in proporzione (la ricetta prevedeva 400 gr di sale per circa un kg di verdure).
E qui il primo problemino, il tempo di girarmi ad asciugare i vasetti che la verdura ha prodotto una gran quantità d’acqua… grrrrr non era previsto, ma niente paura, ho preso un megacolino ed ho travasato il tutto dentro lasciando scolare una decina di minuti, ho aggiunto un paio di cucchiai di sale, poi ho invasato e coperto con circa un cm di altro sale.
ho ottenuto due vasetti da 200 ml e 2 da 100 (per eventuali assaggi al parentado).
Poichè in cucina non si butta mai via niente, ieri sera ho usato il liquido delle verdure per fare il brodo ed i tortellini non sono venuti affatto male.

L’idea iniziale dell’esperimento era di tritare molte più verdure per fare il ‘dado’ metà a crudo e metà a caldo, ma poi ho visto quanto tempo doveva cuocere ed allora ho pensato di rimandare a quando avrò acceso la stufa (tanto se continua così non ci vorrà ancora tanto: la minima di stanotte è stata di 10 gradi, ho paura di andare a vedere i pomodori nell’orto e quelli sul balcone)

Note per migliorare l’esperimento:
Gli aromi della verdura tritata erano veramente intensissimi, abbastanza da nauseare e da lasciarmi una irritazione alla gola tipo quando si respira il fumo di un falò. La prossima volta occorrera’ o mettere una mascherina, o usare il frullatore/tritatutto.

Questa notte la temperatura minima nel mio cortile è stata di 12 gradi, il che significa che nell’orto (meno riparato rispetto al cortile) sarà stata almeno di 10.
Ho ancora qualche pomodoro, qualche piccolo peperone e delle zucchette da raccogliere (è cmq troppo presto per loro). Riusciranno i nostri eroi a recuperare ancora qualcosa dal fazzoletto di terra?
Dubito, anche perchè la neve è bassa e l’arietta frizzante; se perdiamo 4 gradi anche stanotte siam panati.
Un dubbio mi assilla, come si fà a capire quando seminare/piantare/trapiantare quando una abita in un posto così fuori dalla norma?
Un bel problema per una neofita!
Ha piovuto tutta la notte ed il cielo è coperto, credo che oggi pomeriggio mi darò ad un “esperimento”… (ma non troppo lungo ‘chè devo finire un manuale per lavoro)

Già, è sabato, io avrei da fare nell’orto e invece piove!

Avete presente quei giorni in cui tutto pare che vada storto? Quei giorni in cui tutto vi fà innervosire?
Ecco: oggi!
E allora che fare?
Boh…
L’altro giorno avevo detto tra il serio ed il faceto: apro un blog..
Oggi ho il tempo e l’occasione per farlo.
Ma perchè un blog?
Doveva chiamarsi “esperimenti” (nome già impegnato 😦 ) come dico sempre delle mie colture o delle mie ricette…
“Facciamo il pane, è un esperimento eh?”
“Piantamo le patate sotto paglia”. Passa il vicino che mi vede spargere cartoni nell’orto ed in piemontese chiede: “cosa fai lì?” “Niente niente, un esperimento!”
La potenza della parola esperimento in fondo è tutta lì: fai una cosa un pò stramba (o in cui non credi molto), la definisci esperimento e se và… và! Se non và… beh… era un esperimento, no? Mica possono riuscire sempre!
Insomma: esperimento è una parola-protezione, verso il mondo ma anche per te in prima persona, così non ti aspetti risultati troppo buoni e non resti deluso quando, e inevitabilmente accade, i frutti del tuo lavoro non sono quelli sperati.