marzo 2009


(e quando parlo di lavori, intendo proprio lavori)

Il mio giardino (o come lo chiamano tutti, il mio orto) è un quadrato di circa 10-11 metri per lato.

Poco meno della metà di questo ha alberi da frutto (troppi a dire il vero), è molto ombroso anche d’estate, ed è anche lo spazio dedicato al cane.

L’altra metà è costituita da due piccoli bancali sinergici, qualche aiuola, una zona dedicata alle aromatiche, al bidone dell’acqua, alla compostiera e da un bordo di circa 70-80 cm che coltivo ad ortaggi.

La sua terra è grigia, sembra roccia sbriciolata, anche se, dove è coperta dalla vegetazione sembra più ricca ed è popolatissima da talpe, lombrichi e quantaltro. Era un pezzo in discesa e probabilmente usato come discarica decenni fa (non è raro trovare dei pezzi di vetro, soprattutto il cane che ha il vizio di scavare ne trova un sacco 😦 ) In seguito è stato riempito e le pietre grosse e piccole sono tante. Il muretto di confine su due lati (quello che contiene i bordi) era probabilmente di pietre successivamente incementate  per bellezza. Di fatto, proprio vicino ai bordi è difficile scendere oltre ai 10-15 cm di profondita.

Da tempo penso di zappare a fondo per eliminare le pietre (anche se non saprei proprio dove metterle) ed un paio di vecchie radici rimaste da chissà quanto (peraltro una è di noce) .
Mentre affronto il lavoro pensavo di aggiungere della terra magari sopraelevando il bordo ed un paio di aiuole (tipo raising bed) e, sempre magari, stendendo in profondità una rete che isoli le aiuole dalle talpe.

Fino a ieri il problema maggiore era “dove prendere della terra buona?” dove per buona si intende QUANTOMENO non inquinata…

Forse oggi ho trovato la soluzione, ma forse…

in una zona del paese stanno sanificando una casa e nel farlo stanno scavandole attorno una trincea esageratissima (la casa in effetti è in una zona che potremmo definire semipaludosa). Ho visto la terra che stan tirando fuori dal profondo, è bella marrone chiaro, certo è terra morta, senza microflora  e fauna utile, però mi pare “bella”, domani vorrei andare a chiederne un pò (ne han già distribuita in giro mica poca). Peraltro mi sarebbe utilissima a riempire le buche che il cane (è una cagna e tende a scavarsi la tana) continua a scavare attorno al pesco ed all’albicocco.

Il mio unico dubbio riguarda dei pini che da 30 anni erano lì, vicino a dove stan scavando e si sa che dove crescono i pini cresce poco altro.
Che fare? Nelle aiuole la mischierei alla terra di superficie, un pò di compost dovrebbe aiutare (e poi sono disposta ad affrontare ancora un paio d’anni di scarsa produzione pur di avere della buona terra in futuro). Ma gli alberi da frutta? Il cane scava proprio attorno al tronco, e diciamo che i buchi saranno un bel metro cubo in tutto (su due piante, tutto attorno) riempirli con quella terra rappresenterà un colpo mortale per i poveri alberi?

Spero che la notte (e magari qualche internauta) mi porti consiglio, un buon consiglio…

Oggi ho finalmente trovato il tempo di dare un’occhiata ad un testo pubblicato da Iano sull’allevamento di pesci associato alla produzione di verdure (trovate una decrizione breve sul sito di Nicola).

Lo dico subito: non capisco un fico di coltura idroponica e, leggendo quel testo non ho pensato molto alle verdure quanto ai pesci che sono stati una mia feroce passione passata, una di quelle passioni che però, al contrario dell’orto, ti permette di farti un paio di settimane di vacanze (sapendo dove, con chi e con che soldi andarci 😛 )

Il testo spiega come costruire una specie di sistema autosostentante che utilizza gli escrementi dei pesci per nutrire le piante e le piante come filtro per l’acqua dei pesci; la mia lettura del testo inglese è stata veloce e sommaria (le immagini sono chiare ma il mio inglese limitato).

E allora perchè ne parlo?

Perchè mi sono soffermata abbastanza sulla parte “avviamento” ed ho delle cose da dire anzi, da ridire (per la precisione).

Non sto nemmeno a riassumere in breve cosa dice l’autore del manuale sull’avviamento della vasca (e su cosa metterci dentro) ma brontolo immediatamente sui tempi di introduzione dei pesci!!!
Lo so, la maggior parte del mondo considera i pesci incapaci di reazioni, quasi “non esseri” e soprattutto insensibili alle malattie o alle condizioni di vita (si dice sano come un pesce, no? e invece i pesci han milioni di malattie e anche bruttarelle, fidatevi) ma così non è.

Non ho il tempo per spiegarvi come funziona un acquario e soprattutto il suo avviamento, ma in fretta e furia posso dirvi che ogni acquario che si rispetti vede il momento dell’introduzione dei primi pesci dopo circa un mese in cui il filtro (nel sistema idroponico di cui stiamo parlando sarebbero le due vasche per le colture vegetali) viene popolato da tutti i tipi di batteri necessari al suo buon funzionamento. Questi batteri sono tutti necessari ad una buona “pulizia” dell’acqua, ogni tipo o genere, si occupa di trasformare uno scarto in qualcosaltr che sarà a sua volta trasformato da altri batteri.
Il problema è che in un acquario (e quindi in un sistema come quello citato) queste colonie di batteri si sviluppano in tempi successivi sviluppando dei “picchi” dannosissimi per i pesci.

Per cui, se avete in mente di provare l’esperienza pesci/coltura idroponica  (e non è detto che io non la provi appena la temperatura esterna mi permetterà di sfruttare un acquario oggi adibito a miniserra) fatemi questo piacere: considerate l’idea di far funzionare il sistema ALMENO UN MESE prima di introdurvi qualunque pinnuto.

Poi, se a qualcuno interessa, potremo parlare di come i batteri trasformino l’urea dei pesci in nitriti e come altri trasformino i nitriti in nitrati e di come le piante utilizzino nitrati, anidride carbonica ed altro per svilupparsi, ma intanto vorrei che il messaggio fosse forte e chiaro: i pesci sono esseri viventi di cui ci facciamo carico quando decidiamo di allevarli e che, per questo, dobbiamo mettere nelle migliori condizioni di sopravvivenza per loro.

Non ci sono vie di mezzo.

Non ho resistito fino a domenica e stasera ho fotografato le patate (piantate il 22 febbraio)

Questa la foto del 14 marzo

Patate 14 marzo 2009

Patate 14 marzo 2009

Questa la foto di stasera

Patate 19 marzo 2009

Patate 19 marzo 2009

il 22 febbraio ho deciso di iniziare a sfruttare il sole che arriva sul balcone mettendo in due vasi (un pò piccoli per la verità ma la smania di mettere in pratica l’esperimento era troppa) delle patate “del burro” che avevo avanzato dall’acquisto autunnale da Luca del Cels.
cosa sono le patate del burro?
quelle patatine che si mangiano fresche, cotte senza sbucciarle (semmai grattando via la buccia) in una pentola (meglio a fondo spesso) coperta, con un pò di burro, un rametto di rosmarino ed uno spicchio d’aglio (se piace). Ogni tanto si dà uno scossone alla pentola per girare le patate e per il resto le si lasciano cuocere a fuoco basso, nel burro e nel loro stesso vapore.

Cosa ho fatto per piantare le patate:
ho preso due vasi, messo un pò di terriccio(diciamo 10 cm), inserito le patatine e coperto con un pò di terra (quando si piantano le patate “vere” il consiglio è di partire con uno strato di 20-25 cm tra sopra, sotto e patate. siccome le patate del burro sono piccoline ho usato meno terra).
Ho bagnato un pò e poi ho messo i vasi su due sedie dietro ad una porta del balcone, con uno spessore li ho tenuti un pò inclinati verso il sole in modo che ricevessero più caldo e luce possibile.
I vasi stanno sempre dentro perchè al mattino sono sempre di fretta e la sera rientro molto tardi quindi non posso dedicare la giusta cura ai miei vasi.
Il sabato e la domenica invece mi godo le giornate come facevo una volta, quando non lavoravo ed ero una casalinga: quando il sole arriva al punto giusto del balcone metto fuori i vasi, e quando il sole tramonta dietro alla Rocca Bianca li rimetto dentro.
Domenica pomeriggio mi sono detta: ma ste patate crescono a vista d’occhio!
Ma siccome l’occhio del padrone ingrossa le patate non mi sono presa troppo sul serio.
ma oggi, e siamo a mercoledì, sono andata a vedere se per caso non abbisognavano di una piccola innaffiatina e…..
ragazzi!
In tre giorni i germogli migliori sono cresciuti almeno una voltaemmezza.
aspetto domenica (che peraltro è un mese esatto che le ho piantate) e poi vi faccio le foto così confrontate da voi (ne ho fatte domenica scorsa).
come intendo proseguire l’esperimento?
domenica aggiungerò del terriccio e delle foglie, diciamo altri 10-15 cm, e poi tra due domeniche di nuovo fino a che il vaso non sarà ben pieno. Poi aspetterò che le piante di patate fioriscano (dicono dalle mie parti che se la patata non fiorisce non fà patate) e che le piante avvizziscano un poco. poi svuoterò i vasi (forse in tempo per metterci dei pomodori o altre patatine, chissà)

Nel frattempo a dire il vero mi stavo organizzando per “esperimenti” più su larga scala.
Le possibilità, oltre alla coltivazione tradizionale, sono:
patate sotto ai cartoni e sotto alla paglia,
– patate nei copertoni.
– patate nelle cassette
– patate nei bidoni.

La prima possibilità ho detto che è da riprovare anche se penso che in una zona fredda come la mia, forse, i cartoni e la paglia tengono il terreno troppo fresco allungando i tempi di germinazione. Insomma, sono indecisa.
La seconda non mi piace tanto, è vero che mi dicono che i copertoni vecchi han perso praticamente tutte le sostanze non piacevoli che avevano, ma io sono già disordinata, diciamo che ho un orto creativo, se aggiungessi dei copertoni sembrerebbe veramente una discarica…
La terza è la mia interpretazione dei copertoni in chiave ecologica.
La quarta ha la sua comodità (per esempio di non dover impilare cassette di frutta e farle stare in piedi) ma in questi periodi poco caldi occorrerebbe, secondo me, essere a casa per orientarli almeno tre volte al giorno come si fa con essiccatori e forni solari perchè ricevano il maggior caldo possibile.

Ho altre due idee per le patate, una suggerita da un link reperito dal blog http://autarkyintheuk.blogspot.com/ e cioè utilizzare un sacco di iuta (costoso peraltro). Potete vedere l’idea realizzata sul blog io e la transizione.

L’altra idea prevede l’utilizzo di un sacco di telo di plastica con cucita all’interno una spiralona di metallo.
Il sacco è venduto come borsa per raccogliere le foglie in giardino, la spiralona di metallo lo tiene aperto e in piedi. In inverno si schiaccia il saccone, la mola si contrae ed occupa poco spazio. Ecco, stavo pensando di fargli qualche buco per lo scolo dell’acqua e di tenerlo basso con dei cordini allentandoli a mano a mano che copro le piantine di patate con terra o pacciame.

I dubbi sull’esperimento: devo capire come comportarmi a causa della diversità di altezza delle piantine, anche l’anno scorso nelle cassette è successa la stessa cosa: qualche pianta cresce poco altre moltissimo, se copro il giusto le piccole, le grandi restano fuori, se copro il giusto le grandi, le piccole restano sepolte.
che fare?
boh vedremo di chiedere a Nicola o di farci venire qualche buona idea…

Da Iano un utilissimo blog che raccoglie molte informazioni, spiegazioni, esperienze e manuali per chi aspira all’autosufficienza alimentare ed energetica ed all’autocostruzione artigianale di oggetti di uso comune.
Mettetelo nei preferiti: vale la pena!
http://autarkyintheuk.blogspot.com/

Per la serie esperimenti riusciti, vi racconto le mie insalate sul balcone dell’anno scorso:

Ho comprato
due vasi a riserva d’acqua decisamente capienti, 40×40 circa (costo 9,98),
1 sacco di terriccio biologico (costo 5,00 euro),
12 piantini di un’insalata non meglio identificata (ma che credo che sia la gentilina) (costo 1 euro).

Ho riempito i vasi con il terriccio (che mi è bastato anche per un’altro vaso che avevo già), trapiantato le insalate ed innaffiato bene. Per evitare la troppa evaporazione ho sparso un leggero strato di foglie sulla terra.
Queste sono le immagini:

Il Trapianto

8 Aprile - Il Trapianto

Dopo quasi un mese

4 Maggio - Dopo quasi un mese

Quel che resta dopo abbondante raccolta

17 Maggio - Quel che resta dopo abbondante raccolta

Svantaggi:
ho dovuto comprare i vasi ed il terriccio (ampiamente ripagati a conti fatti e quest’anno li ho già)

Vantaggi:
– Grazie alle foglie ed al fatto che non ha piovuto sopra alle insalate le foglie erano praticamente pulite: una sciacquata e via (e non è poco per me che non amo lavare la verdura e spesso compro l’insalata confezionata)

– In quel periodo qui siamo stati alluvionati mica da poco, nonostante questo a mezzogiorno tornavo a casa, uscivo sul balcone ed avevo la mia bella insalata comoda comoda.

– Dopo due anni e dico due, passati a nutrire lumache e limacce con ogni tipo di insalatine tenere tenere, per la prima volta ho vinto io: non una rosura (almeno ad inizio stagione, poi, in estate, sono arrivati i bruchi a distruggermi un’intera testa d’insalata in due giorni)

Miglioramenti apportabili all’esperimento:

1. Inizialmente non avevo pensato che potevo raccogliere l’insalata “sfogliandola” e non recidendola alla base come normalmente si usa fare.
Nella foto del 17 maggio notate la pianta a destra: è stata “sfogliata” e, anche se non ho più avuto tempo e soprattutto voglia di fotografarla, ha continuato a produrre parecchio fino a quando ha cominciato a “montare”.

2. Non sono stata abbastanza abile a calcolare i tempi ed a ripiantare in tempo altre insalate o meglio, sono partita da seme ed i tempi si sono decisamente allungati rispetto all’avere i piantini già pronti. Per cui non ho avuto una produzione continua.

3. Utile sarà proteggere le piantine con una rete o con un tessuto non tessuto nel periodo in cui vedo molte farfalle in giro onde evitare razzie inconsulte dei loro bruchi. In alternativa dovrò ricordarmi di ispezionare con attenzione le insalate per scovare subito delle uova.
La copertura potrebbe essere utile anche per diminuire la temperatura nel caso non bastasse spostare i vasi nel posto + all’ombra. L’anno scorso un paio di piante sono andate a seme (con mia somma gioia, visto che ho usato quei semi in autunno e oggi) ma non è stata una cosa preordinata.

Oggi ho letto un bel post su http://crisis.blogosfere.it, parlava di orto sul terrazzo o meglio, di quanto se ne stia parlando in rete anche su siti non specificatamente dedicati all’argomento; parlava di persone che pensano a rendersi utili coltivandosi un pò di cibo e dava un incoraggiamento a quanti magari pensano che non si possa coltivare niente in vaso.

I commenti a quel post mi hanno lasciato un pò perplessa… riassumo le obiezioni:
– Acqua per innaffiare troppo costosa
– ci vuole parecchio terreno e parecchia capacità
– ci vuole molto tempo
– meglio i tartufi che si vendono meglio delle patate
– è energeticamente sconveniente

uhm… ma che sconforto!!!
quanti commenti scritti con la chiara ottica del tempo=denaro ed il denaro è unica fonte di vita.
Ora, onestamente non conosco chi ha scritto questi commenti MA…
mi sembra che i commenti vengano o da cittadini convinti o da campagnoli;

– è vero, l’acqua costa e ben lo so io che infatti faccio lunghe e ripetute passeggiate alla fontana con secchio ed innaffiatoio per recuperare l’acqua non potabile (o non costosa, a scelta).
Ma anche l’insalata costa.

– E’ vero, per essere totalmente autosufficienti occorre parecchio terreno e moltissima capacità, ma come si impara se non si incomincia dal piccolo? cosa bisognerebbe fare secondo qualcuno? forse iscriversi ad un corso universitario e comprare 8 ettari di terreno giusto per cominciare?
Io la vedo diversamente, io ho il mio giardino ed il mio balcone per sperimentare ed imparare adesso che la mia sussistenza non dipende da quello che produco in prima persona, imparo le basi, godo delle mie produzioni, imparo l’arte (sempre troppo poca per coltivare la terra senza distruggerla e con buoni risultati) e intanto ci penso, forse tra un paio d’anni sarò abbastanza sicura di me per fare il grande passo, forse no. Se però dovessi aver bisogno di compiere IL passo, non partirò proprio da zero.
Mi pare un vantaggio non da poco.

– Vero, ci vuole tempo, parlando di me, qualche minuto per bagnare i vasi sul balcone e fare il giro alla fontana per riempire il secchio per il giorno dopo. Un pò di più per i miei due bancali sinergici ed il resto dell’orticello.
Vogliamo esagerare un’oretta alla sera, prima di cena dopo essere tornata dal forno crematorio cittadino a riposare le meningi nella quiete?
Caspita! Un’oretta di cazzeggio al giorno, in abiti comodi, a chiacchierare con la dirimpettaia villeggiante (ma cosa ha lì nei vasi? insalata? si, cresce bene che mi stupisco!) o col vicino curioso contadino (cosa fai con quei cartoni? niente, sperimento per togliere la gramigna!)
Ok, detta così rientra nella categoria HOBBY. Ma guardare la tv non è un hobby? cosa avete da fare al rientro a casa che non potreste abbandonare per un’oretta (e molto meno) sul balcone o nel giardino con compagno/a e figli?
Guardare il tg? Seguire una polemica su un forum tra destra e sinistra? Fare il secondo lavoro per permettervi la vacanza ai caraibi? Togliere la polvere alla collezione di bomboniere?
Dai, siamo seri! il tempo necessario è veramente poco (io dicendo un’oretta ho esagerato ma a me piace guardare il mio orto e fare avanti e indietro tra la casa e l’orto per prendere un attrezzo, dare un’occhiata alla cena, scambiare due chiacchiere con la suocera che non può seguirmi nell’orto) ed i vantaggi (più spirituali che monetari) sono veramente tanti!
Senza contare che se affidate un vaso ad un bambino, lo tratterà con cura ed amore quasi fosse un cucciolo!

– Nei commenti sul blog crisis, ho letto qualcosa che suona tipo: coltivare tartufi invece di patate perchè più redditizzi.
Chissà, forse qualche anno fa lo avrei pensato anche io, oggi penso che le patate si mangiano e riempiono la pancia (oltre ad essere buone); i tartufi no!
Mi sono accorta nel tempo (ah! il piacere di essere vecchiarella!!!) che ognuno ha il suo tempo di “maturazione”. Forse la sorella che ha consigliato tartufi al posto delle patate è una sorella amorevole che elargisce consigli per quel che lei considera il meglio. E’ bello avere sorelle amorevoli e dunque occorre solo aspettare il tempo che anche lei “maturi” o semplicemente cambi punto di vista. Con tutto il rispetto per la sorella però, noto che il dio denaro ancora ci governa…
Pazienza, ci vuole pazienza! Prima o poi tutti arriviamo a capire che denaro e guadagno non sono la cosa importante nella vita.

– Han scritto: è energeticamente sconveniente trasportare verso il proprio balcone il necessario a coltivare rispetto a trasportarci il “prodotto finito”.
E di nuovo siamo nel concetto di vantaggio/svantaggio limitandoci a considerare il vantaggio/svantaggio energetico (e dunque monetario) della cosa.
Gli altri vantaggi/svantaggi, per esempio che magari uno vive in città e dunque o si accontenta del terrazzo/balcone o si limita a comprare (magari prodotti superbiologici e supercostosi); o, sempre per esempio, gli altri vantaggi/svantaggi che per lo stesso uno di prima sono rappresentati dal fatto che sta facendo dei passi graduali verso una meta che probabilmente ancora non conosce ma che sicuramente non raggiungerà se non comincia a muovere i primi passi, ecco, questi  svantaggi/vantaggi,  diversi da quelli monetari, non vengono considerati.

Comunque…
in quel post ci sono anche commenti positivi, per esempio quello di Monica che propone di  recuperare l’acqua usata in cucina…
Questo è un signor Consiglio con la C maiuscola.

L’acqua costa, ma quanta ne buttiamo di praticamente pulita quando non addirittura arricchita?

Lo faccio da due anni, quando lavo insalata e verdura butto l’acqua in un bidoncino (che normalmente sta fuori dalla porta della cucina ma che ogni tanto trasporto vicino al lavandino per risparmiare strada). Quell’acqua è ricca di vitamine/saliminerali/oligoelementi che vengono dispersi nell’acqua dalle verdure, per le piante sono un vantaggio!
(così come l’acqua dei cambi negli acquari, l’acqua d’ammollo e risciacquo dei legumi etc etc etc)

Poffarbacco!
Volevo scrivere un post per parlare delle mie insalate balconifere dell’anno scorso e sono finita a berciare come una vecchia megera commentando i commenti ad un post nemmeno mio.
non è bello 😛
ora è tardi ma domani prometto che parlerò delle mie insalate…

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