Chiacchiere


Tra poco la primavera sarà qui ed è ora di cominciare a pensare all’orto e al balcone.

Il primo passo è: cosa piantare?

Ancora non ho deciso.

Però, qualunque cosa deciderò di cominciare a seminare, bisognerà tenere conto del calendario lunare:

Febbraio
  Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
   1 2 3 4 6 7
   8 9 10 11 12 13
   15 16 17 18 19 20 21
   23 24 25 26 27
                     
               
Marzo
  Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
   1 2 3 4 5 6
  8 9 10 11 12 13 14
  16 17 18 19 20 21
  22 24 25 26 27 28
       29 31        
           

Legenda:

= Luna piena = Luna nuova = Primo quarto = Ultimo quarto

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Si lo so, i miei titoli lasciano alquanto desidederare…
…oppure la pioggia mi infastidisce più di quanto credessi… Di fatto… piove!
…da sabato….

incomincio a preoccuparmi perchè la pioggia è fitta, perchè la Dora è parecchio “grossa” ma soprattutto perchè una mia amica dice che sul calendario di Frate indovino è scritto che pioverà fino al 25 aprile (salvo qualche breve schiarita).

Non vorrei trovarmi di nuovo in mezzo ad una alluvione…
In realtà io sto in alto e non sono stata alluvionata neanche l’anno scorso, ma caspita! senza sole le verdurine non crescono!!!
Il lato positivo rispetto all’anno scorso è che i bancali non van zappati (l’anno scorso l’alluvione mi colse con l’orto in attesa di preparazione).
Ma bon, fine lì… e io ho fretta di mettere le mani in past… ehm… nella terra e invece piove (aprile ogni giorno un barile)

Ad ogni modo le patate nel vaso sono cresciute ancora parecchio…
da buona pessimista mi chiedo se è crescita sana o crescita in cerca di luce (sono ancora dentro, su due sedie dietro ad una porta a vetri). Quale sarà la lunghezza “giusta” tra gli internodi di quella varietà di patate? E chi può dirlo!!!
Comunque sabato le rincalzerò per la seconda e ultima volta e pianterò le patatozze rosse che ho messo da parte nel saccone con la molla di cui parlavo qualche tempo fa.

Resta il problema di che fare di una decina di kg di patate che tenevo in sacchi da farina di carta, quelli grossi dei panettieri: sono un pò fiappe ed hanno dei lunghi germogli bianchi. Queste due cose sembrerebbero non essere un bene per il raccolto.

(e quando parlo di lavori, intendo proprio lavori)

Il mio giardino (o come lo chiamano tutti, il mio orto) è un quadrato di circa 10-11 metri per lato.

Poco meno della metà di questo ha alberi da frutto (troppi a dire il vero), è molto ombroso anche d’estate, ed è anche lo spazio dedicato al cane.

L’altra metà è costituita da due piccoli bancali sinergici, qualche aiuola, una zona dedicata alle aromatiche, al bidone dell’acqua, alla compostiera e da un bordo di circa 70-80 cm che coltivo ad ortaggi.

La sua terra è grigia, sembra roccia sbriciolata, anche se, dove è coperta dalla vegetazione sembra più ricca ed è popolatissima da talpe, lombrichi e quantaltro. Era un pezzo in discesa e probabilmente usato come discarica decenni fa (non è raro trovare dei pezzi di vetro, soprattutto il cane che ha il vizio di scavare ne trova un sacco 😦 ) In seguito è stato riempito e le pietre grosse e piccole sono tante. Il muretto di confine su due lati (quello che contiene i bordi) era probabilmente di pietre successivamente incementate  per bellezza. Di fatto, proprio vicino ai bordi è difficile scendere oltre ai 10-15 cm di profondita.

Da tempo penso di zappare a fondo per eliminare le pietre (anche se non saprei proprio dove metterle) ed un paio di vecchie radici rimaste da chissà quanto (peraltro una è di noce) .
Mentre affronto il lavoro pensavo di aggiungere della terra magari sopraelevando il bordo ed un paio di aiuole (tipo raising bed) e, sempre magari, stendendo in profondità una rete che isoli le aiuole dalle talpe.

Fino a ieri il problema maggiore era “dove prendere della terra buona?” dove per buona si intende QUANTOMENO non inquinata…

Forse oggi ho trovato la soluzione, ma forse…

in una zona del paese stanno sanificando una casa e nel farlo stanno scavandole attorno una trincea esageratissima (la casa in effetti è in una zona che potremmo definire semipaludosa). Ho visto la terra che stan tirando fuori dal profondo, è bella marrone chiaro, certo è terra morta, senza microflora  e fauna utile, però mi pare “bella”, domani vorrei andare a chiederne un pò (ne han già distribuita in giro mica poca). Peraltro mi sarebbe utilissima a riempire le buche che il cane (è una cagna e tende a scavarsi la tana) continua a scavare attorno al pesco ed all’albicocco.

Il mio unico dubbio riguarda dei pini che da 30 anni erano lì, vicino a dove stan scavando e si sa che dove crescono i pini cresce poco altro.
Che fare? Nelle aiuole la mischierei alla terra di superficie, un pò di compost dovrebbe aiutare (e poi sono disposta ad affrontare ancora un paio d’anni di scarsa produzione pur di avere della buona terra in futuro). Ma gli alberi da frutta? Il cane scava proprio attorno al tronco, e diciamo che i buchi saranno un bel metro cubo in tutto (su due piante, tutto attorno) riempirli con quella terra rappresenterà un colpo mortale per i poveri alberi?

Spero che la notte (e magari qualche internauta) mi porti consiglio, un buon consiglio…

Oggi ho finalmente trovato il tempo di dare un’occhiata ad un testo pubblicato da Iano sull’allevamento di pesci associato alla produzione di verdure (trovate una decrizione breve sul sito di Nicola).

Lo dico subito: non capisco un fico di coltura idroponica e, leggendo quel testo non ho pensato molto alle verdure quanto ai pesci che sono stati una mia feroce passione passata, una di quelle passioni che però, al contrario dell’orto, ti permette di farti un paio di settimane di vacanze (sapendo dove, con chi e con che soldi andarci 😛 )

Il testo spiega come costruire una specie di sistema autosostentante che utilizza gli escrementi dei pesci per nutrire le piante e le piante come filtro per l’acqua dei pesci; la mia lettura del testo inglese è stata veloce e sommaria (le immagini sono chiare ma il mio inglese limitato).

E allora perchè ne parlo?

Perchè mi sono soffermata abbastanza sulla parte “avviamento” ed ho delle cose da dire anzi, da ridire (per la precisione).

Non sto nemmeno a riassumere in breve cosa dice l’autore del manuale sull’avviamento della vasca (e su cosa metterci dentro) ma brontolo immediatamente sui tempi di introduzione dei pesci!!!
Lo so, la maggior parte del mondo considera i pesci incapaci di reazioni, quasi “non esseri” e soprattutto insensibili alle malattie o alle condizioni di vita (si dice sano come un pesce, no? e invece i pesci han milioni di malattie e anche bruttarelle, fidatevi) ma così non è.

Non ho il tempo per spiegarvi come funziona un acquario e soprattutto il suo avviamento, ma in fretta e furia posso dirvi che ogni acquario che si rispetti vede il momento dell’introduzione dei primi pesci dopo circa un mese in cui il filtro (nel sistema idroponico di cui stiamo parlando sarebbero le due vasche per le colture vegetali) viene popolato da tutti i tipi di batteri necessari al suo buon funzionamento. Questi batteri sono tutti necessari ad una buona “pulizia” dell’acqua, ogni tipo o genere, si occupa di trasformare uno scarto in qualcosaltr che sarà a sua volta trasformato da altri batteri.
Il problema è che in un acquario (e quindi in un sistema come quello citato) queste colonie di batteri si sviluppano in tempi successivi sviluppando dei “picchi” dannosissimi per i pesci.

Per cui, se avete in mente di provare l’esperienza pesci/coltura idroponica  (e non è detto che io non la provi appena la temperatura esterna mi permetterà di sfruttare un acquario oggi adibito a miniserra) fatemi questo piacere: considerate l’idea di far funzionare il sistema ALMENO UN MESE prima di introdurvi qualunque pinnuto.

Poi, se a qualcuno interessa, potremo parlare di come i batteri trasformino l’urea dei pesci in nitriti e come altri trasformino i nitriti in nitrati e di come le piante utilizzino nitrati, anidride carbonica ed altro per svilupparsi, ma intanto vorrei che il messaggio fosse forte e chiaro: i pesci sono esseri viventi di cui ci facciamo carico quando decidiamo di allevarli e che, per questo, dobbiamo mettere nelle migliori condizioni di sopravvivenza per loro.

Non ci sono vie di mezzo.

il 22 febbraio ho deciso di iniziare a sfruttare il sole che arriva sul balcone mettendo in due vasi (un pò piccoli per la verità ma la smania di mettere in pratica l’esperimento era troppa) delle patate “del burro” che avevo avanzato dall’acquisto autunnale da Luca del Cels.
cosa sono le patate del burro?
quelle patatine che si mangiano fresche, cotte senza sbucciarle (semmai grattando via la buccia) in una pentola (meglio a fondo spesso) coperta, con un pò di burro, un rametto di rosmarino ed uno spicchio d’aglio (se piace). Ogni tanto si dà uno scossone alla pentola per girare le patate e per il resto le si lasciano cuocere a fuoco basso, nel burro e nel loro stesso vapore.

Cosa ho fatto per piantare le patate:
ho preso due vasi, messo un pò di terriccio(diciamo 10 cm), inserito le patatine e coperto con un pò di terra (quando si piantano le patate “vere” il consiglio è di partire con uno strato di 20-25 cm tra sopra, sotto e patate. siccome le patate del burro sono piccoline ho usato meno terra).
Ho bagnato un pò e poi ho messo i vasi su due sedie dietro ad una porta del balcone, con uno spessore li ho tenuti un pò inclinati verso il sole in modo che ricevessero più caldo e luce possibile.
I vasi stanno sempre dentro perchè al mattino sono sempre di fretta e la sera rientro molto tardi quindi non posso dedicare la giusta cura ai miei vasi.
Il sabato e la domenica invece mi godo le giornate come facevo una volta, quando non lavoravo ed ero una casalinga: quando il sole arriva al punto giusto del balcone metto fuori i vasi, e quando il sole tramonta dietro alla Rocca Bianca li rimetto dentro.
Domenica pomeriggio mi sono detta: ma ste patate crescono a vista d’occhio!
Ma siccome l’occhio del padrone ingrossa le patate non mi sono presa troppo sul serio.
ma oggi, e siamo a mercoledì, sono andata a vedere se per caso non abbisognavano di una piccola innaffiatina e…..
ragazzi!
In tre giorni i germogli migliori sono cresciuti almeno una voltaemmezza.
aspetto domenica (che peraltro è un mese esatto che le ho piantate) e poi vi faccio le foto così confrontate da voi (ne ho fatte domenica scorsa).
come intendo proseguire l’esperimento?
domenica aggiungerò del terriccio e delle foglie, diciamo altri 10-15 cm, e poi tra due domeniche di nuovo fino a che il vaso non sarà ben pieno. Poi aspetterò che le piante di patate fioriscano (dicono dalle mie parti che se la patata non fiorisce non fà patate) e che le piante avvizziscano un poco. poi svuoterò i vasi (forse in tempo per metterci dei pomodori o altre patatine, chissà)

Nel frattempo a dire il vero mi stavo organizzando per “esperimenti” più su larga scala.
Le possibilità, oltre alla coltivazione tradizionale, sono:
patate sotto ai cartoni e sotto alla paglia,
– patate nei copertoni.
– patate nelle cassette
– patate nei bidoni.

La prima possibilità ho detto che è da riprovare anche se penso che in una zona fredda come la mia, forse, i cartoni e la paglia tengono il terreno troppo fresco allungando i tempi di germinazione. Insomma, sono indecisa.
La seconda non mi piace tanto, è vero che mi dicono che i copertoni vecchi han perso praticamente tutte le sostanze non piacevoli che avevano, ma io sono già disordinata, diciamo che ho un orto creativo, se aggiungessi dei copertoni sembrerebbe veramente una discarica…
La terza è la mia interpretazione dei copertoni in chiave ecologica.
La quarta ha la sua comodità (per esempio di non dover impilare cassette di frutta e farle stare in piedi) ma in questi periodi poco caldi occorrerebbe, secondo me, essere a casa per orientarli almeno tre volte al giorno come si fa con essiccatori e forni solari perchè ricevano il maggior caldo possibile.

Ho altre due idee per le patate, una suggerita da un link reperito dal blog http://autarkyintheuk.blogspot.com/ e cioè utilizzare un sacco di iuta (costoso peraltro). Potete vedere l’idea realizzata sul blog io e la transizione.

L’altra idea prevede l’utilizzo di un sacco di telo di plastica con cucita all’interno una spiralona di metallo.
Il sacco è venduto come borsa per raccogliere le foglie in giardino, la spiralona di metallo lo tiene aperto e in piedi. In inverno si schiaccia il saccone, la mola si contrae ed occupa poco spazio. Ecco, stavo pensando di fargli qualche buco per lo scolo dell’acqua e di tenerlo basso con dei cordini allentandoli a mano a mano che copro le piantine di patate con terra o pacciame.

I dubbi sull’esperimento: devo capire come comportarmi a causa della diversità di altezza delle piantine, anche l’anno scorso nelle cassette è successa la stessa cosa: qualche pianta cresce poco altre moltissimo, se copro il giusto le piccole, le grandi restano fuori, se copro il giusto le grandi, le piccole restano sepolte.
che fare?
boh vedremo di chiedere a Nicola o di farci venire qualche buona idea…

Da Iano un utilissimo blog che raccoglie molte informazioni, spiegazioni, esperienze e manuali per chi aspira all’autosufficienza alimentare ed energetica ed all’autocostruzione artigianale di oggetti di uso comune.
Mettetelo nei preferiti: vale la pena!
http://autarkyintheuk.blogspot.com/

…anche se il mio, io, lo chiamo giardino.
Non so perchè, non è un granchè, è piccolo, è ombroso, pieno di pietre (era un avvallamento che han riempito di macerie anni fa), la terra è grigia grigia che se la lasci scoperta e ci cammini sopra diventa come il cemento ma è il mio giardino meraviglioso…

Ad essere onesti ed obiettivi non è tanto meraviglioso e produce un pò pochino MA…
è ricco di ortiche (che si mangiano e sono un’ottima fonte di ferro), di tarassaco (dalle mie parti si chiama girasole), di finta ortica che grazie ad hervor del forum crisis.blogosfere.it ho saputo che si chiama Lamium (anche questa si mangia, o meglio, l’ho mangiata in frittata a casa di amici), di luppolo (i bruscandoli che dicevano i ragazzi di Radio Gamma 5 di Padova e che siamo impazziti ad identificare una sera al presidio), di melissa (erba officinale che non credo serva descrivere), di malva (altra erba officinale molto importante), di borraggine (ne vado pazza soprattutto in frittella), insomma tutta roba utile che spesso ho timore di tagliare per paura che poi non cresca più.

Così, nelle parti non coltivate le ortiche raggiungono altezze bibliche con gran scuotimenti di testa dei vicini, ma io le lascio crescere intanto perchè tengono il terreno coperto, poi se ne può mangiare un pò, e poi se ne fà il macerato che serve sia come antipidocchi delle piante sia come concime.
Resta però un piccolo, freddo, fazzoletto di 100 mq, metà dei quali dedicati al cane, al serbatoio dell’acqua ed alla compostiera, per cui non è sufficiente nemmeno per una come me che di verdure non ne mangia tante.

Che fare allora? Integro con il balcone con una gran quantità di vantaggi che vi spiegherò dopo cena…

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